ANSELMO COLZANI

Nato a Budrio il 28 marzo 1918 e deceduto a Milano il 19 marzo 2006.
Anselmo Colzani è un esponente di spicco di quel folto gruppo di giovani cantanti protagonisti della grande ripresa del teatro lirico italiano nell'immediato dopoguerra e destinati al successo internazionale.
Il suo debutto avvenne nel novembre del 1946 al Comunale di Bologna, nel ruolo minore, ma impegnativo, dell'Araldo nel Lohengrin.
Debutto preceduto da molte incertezze, perché Colzani non era più un giovane di belle speranze senza molto da perdere, aveva già una famiglia, una professione sicura come tecnico specializzato nella riparazione di macchine da scrivere, e la carriera lirica poteva apparire come un miraggio rischioso e difficilmente raggiungibile.
Nel gennaio dell'anno seguente interpreta ancora una volta il personaggio wagneriano a Trieste e dopo alcuni mesi accetta di sostenere il ruolo del protagonista nel Rigoletto al Sociale di Voghera.
L'interpretazione di Rigoletto accanto ad un soprano prestigioso come Lina Pagliughi, segneranno l'inizio di una carriera prestigiosa che lo porterà, nel giro di pochi anni in tutti i maggiori teatri italiani, e poi sulle piazze europee, in Nordafrica, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Giappone.
L'8 e il 9 novembre 1947, sempre con il Rigoletto, lo ritroviamo al Teatro Consorziale di Budrio, dove torna nell'anno successivo insieme a Lina Pagliughi, in Traviata. Colzani condivide gli inizi di carriera con alcuni dei giovani cantanti dell'area emiliano-romagnola destinati, come lui, alla fama internazionale: Renata Tebaldi, Gigliola Frazzoni, Gianni Rimondi, Ettore Bastianini.
Nel 1952 c'è il primo incontro con la Scala, dove viene chiamato a sostituire Gino Bechi in Cavalleria rusticana. Nel teatro milanese tornerà poi nel 1955, come protagonista della monumentale opera di Darius Milhaud, David .
Successivamente le presenze alla Scala si moltiplicano: La Traviata e Fedora accanto a Maria Callas, Sansone e Dalila, Lohengrin (questa volta nel ruolo di Telramondo), con Mario del Monaco, La bohéme, Carmen con Giuseppe di Stefano, Falstaff ruolo difficile che Colzani affrontò nella piena maturità, rendendo con profonda penetrazione psicologica il sottile equilibrio tra farsa e tragedia insito nell'ultimo grande personaggio verdiano.
Nel 1960, Colzani viene chiamato al Metropolitan, dopo la prematura scomparsa di Leonard Warren, per prendere il posto del grande baritono americano nel Simon Boccanegra di Verdi. Da quel momento, continuerà a calcare ininterrottamente il palcoscenico del maggiore teatro americano fino al 1978: diciotto stagioni nel corso delle quali interpreterà tutte le principali opere del grande repertorio italiano, senza abbandonare le scene dei più prestigiosi teatri europei.
Nel 1980 con un'ultima recita di Tosca, Colzani decise di chiudere una carriera caratterizzata da una singolare versatilità, che aveva spaziato dall'opera settecentesca a quella contemporanea, passando per il romanticismo e il verismo da Gluck a Verdi, a Ponchielli, a Wagner, a Puccini, fino a Malipiero e a Pizzetti, e nel corso della quale aveva dato la sua voce ad oltre sessanta personaggi - da quelli più drammatici fino allo spassoso ruolo 'en travesti' di Agata Scanagalli in Le convenienze e incovenienze teatrali di Donizzetti- sotto la bacchetta dei più prestigiosi direttori d'orchestra (Mitropulos, Schippers, Mehta, Karajan, Bernstein, Bonynge,Levine, e fra gli italiani, Capuana, Gavazzeni, Giulini, Votto, Molinari Pradelli.
Fra i suoi colleghi di palcoscenico troviamo Lina Pagliughi, Renata Tebaldi, Maria Callas, Joan Sutherland, Renata Scotto, Anna Moffo, Giulietta Simionato, Fedora Barbieri, Fiorenza Cossotto, Ferruccio Tagliavini, Carlo Bergonzi, Mario Del Monaco, Ramon Vinay, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano, Cesare Siepi, in una parola tutto il Gotha dei nomi più prestigiosi della scena lirica internazionale del suo tempo.
Cantante di grande temperamento, Colzani deve i tanti successi della sua carriera in primo luogo a un'autentica voce di baritono come oggi è difficile trovarne, potente, estesa, rotonda, dal bellissimo colore brunito, che egli prestò con grande duttilità ai suoi personaggi più truci come ai più insinuanti, ai più rozzi come ai più nobili.
Ma questa duttilità è anche un frutto, da un lato di una tecnica forse in parte istintiva, ma comunque salda e sicura, dall'altro di intelligenza e di una straordinaria curiosità intellettuale che lo porta a voler studiare, a voler capire il personaggio e tutte le sfumature della sua psicologia.
Fra i riconoscimenti nel corso della carriera, ricordiamo, nel 1967, il Premio 'Luigi Illica', e, nel 1971, la nomina a Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti artistici.
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